Babalù Ayè risorge
29/04/07 09:41
Olofin cominciò a distribuire dei poteri, non voleva
avere sulle sue spalle la responsabilità di un mondo che diventava
sempre più difficile da gestire. Chiamò i suoi figli ed uno a uno
ricevettero dosi massicce di ashè.
A Oshùn diede il potere sulle acque dei fiumi ed anche quello sul denaro. A Shangò diede il controllo sulle scariche elettriche. A Oyà regalò i venti e le scintille; a Orula diede la conoscenza di Ifà e l'arte di indovinare. A Elegguà permisse di essere il messaggero degli dei e persino di controllare le strade e le infrastrutture umane. A Ogùn diede il potere sulle invenzioni e sui metalli.
Quando toccò il turno di Babalù Ayè, Oloddumare gli chiese:
—E tu cosa vuoi, figlio mio?
—Voglio andare a letto con tutte le donne del mondo.
—Concesso!!! —gli rispose Olofin– ma devi rispettare un piccolo tabù. I giovedì non dovrai provarci con alcuna donna.
Babalù Ayè cominciò ad avere un estremo potere sulle donne, nessuna poteva dirgli di no perche lo trovavano un amante perfetto. Giorno dopo giorno si portava tante donne a letto, rispettando il giovedì come il giorno da dedicare a se stesso. Ma col passare del tempo, il sesso cominciò a diventare una droga troppo forte per Babalù Ayè ed un giovedì volle farlo con una donna che gli piaceva troppo.
Quando si svegliò la mattina del venerdì seguente, aveva tutto il corpo pieno di piaghe e la febbre gli faceva tremare.
La malattia divorò in poco tempo tutta la forza di Babalù Ayè. Il suo corpo perdeva pus e qualche dito gli si staccò del corpo. Andò da Olofin a chiedere perdono, ma non lo ebbe mai. Morì sofferente ed in solitudine mentre cercava di tornare a casa.
La sua morte riempì di amarezza le donne della terra. Babalù era il loro uomo prediletto, il don giovanni per eccellenza. Unite dalle lacrime andarono da Oshùn a chiedere lei di riportare in vita quel uomo.
Oshùn andò al castello di Olofin con l'idea di chiedergli di risuscitare Babalù Ayè. Portò con sè del miele di api e ne lasciò cadere delle gocce lungo tutto il suo percorso, nei corridoi del palazzo, nelle acque delle sorgenti, sui tetti. Il suo miele ha il potere di svegliare la passione negli uomini e nemmeno Olofin può sfuggire ai suoi flussi magici.
—Dammi un p' di quel miele, ho molta voglia di vivere, mi sento giovane ancora —pregò Olofin a Oshùn.
—Se riporti in vita Babalù Ayè te ne darò un po'.
—Concesso!!!
Oshùn gli diede del miele e Olofin risvegliò il cadavere di Bablaù Ayè senza ombra di malattia ma con tutti i difetti corporei che questa gli aveva recato.
La allegria tornò sul volto delle donne.
Tradotto e adattato dal originale "El mundo de los Orishas" di Arisel Arce Burguera e Armando Ferrer Castro. Edito da Ediciones Unión, 1999
A Oshùn diede il potere sulle acque dei fiumi ed anche quello sul denaro. A Shangò diede il controllo sulle scariche elettriche. A Oyà regalò i venti e le scintille; a Orula diede la conoscenza di Ifà e l'arte di indovinare. A Elegguà permisse di essere il messaggero degli dei e persino di controllare le strade e le infrastrutture umane. A Ogùn diede il potere sulle invenzioni e sui metalli.
Quando toccò il turno di Babalù Ayè, Oloddumare gli chiese:
—E tu cosa vuoi, figlio mio?
—Voglio andare a letto con tutte le donne del mondo.
—Concesso!!! —gli rispose Olofin– ma devi rispettare un piccolo tabù. I giovedì non dovrai provarci con alcuna donna.
Babalù Ayè cominciò ad avere un estremo potere sulle donne, nessuna poteva dirgli di no perche lo trovavano un amante perfetto. Giorno dopo giorno si portava tante donne a letto, rispettando il giovedì come il giorno da dedicare a se stesso. Ma col passare del tempo, il sesso cominciò a diventare una droga troppo forte per Babalù Ayè ed un giovedì volle farlo con una donna che gli piaceva troppo.
Quando si svegliò la mattina del venerdì seguente, aveva tutto il corpo pieno di piaghe e la febbre gli faceva tremare.
La malattia divorò in poco tempo tutta la forza di Babalù Ayè. Il suo corpo perdeva pus e qualche dito gli si staccò del corpo. Andò da Olofin a chiedere perdono, ma non lo ebbe mai. Morì sofferente ed in solitudine mentre cercava di tornare a casa.
La sua morte riempì di amarezza le donne della terra. Babalù era il loro uomo prediletto, il don giovanni per eccellenza. Unite dalle lacrime andarono da Oshùn a chiedere lei di riportare in vita quel uomo.
Oshùn andò al castello di Olofin con l'idea di chiedergli di risuscitare Babalù Ayè. Portò con sè del miele di api e ne lasciò cadere delle gocce lungo tutto il suo percorso, nei corridoi del palazzo, nelle acque delle sorgenti, sui tetti. Il suo miele ha il potere di svegliare la passione negli uomini e nemmeno Olofin può sfuggire ai suoi flussi magici.
—Dammi un p' di quel miele, ho molta voglia di vivere, mi sento giovane ancora —pregò Olofin a Oshùn.
—Se riporti in vita Babalù Ayè te ne darò un po'.
—Concesso!!!
Oshùn gli diede del miele e Olofin risvegliò il cadavere di Bablaù Ayè senza ombra di malattia ma con tutti i difetti corporei che questa gli aveva recato.
La allegria tornò sul volto delle donne.
Tradotto e adattato dal originale "El mundo de los Orishas" di Arisel Arce Burguera e Armando Ferrer Castro. Edito da Ediciones Unión, 1999




